Cos'è, secondo me, l'amore.
Ne ho scritto tanto e ci ho girato parecchio intorno.
Adesso provo a spiegarvelo.
Qualche tempo fa la NASA ha deciso, per non so quale missione spaziale, che gli astronauti si sarebbero portati dietro un iPod da usare come sveglia. È stato indetto un sondaggio popolare per scegliere i brani da inserire all'interno del lettore.
Ha vinto roba tipo “I Want to Be an Astronaut”, “Just Another Day in Space”, “Rocket Man” e “Space Oddity”.
La gente ha pensato bene che la prima cosa che vuole ascoltare la mattina un povero cristo intrappolato un trabiccolo grande come il rimorchio di un camion, sparato nello spazio cosmico, privato del naturale ciclo giorno-notte e costretto a bere la propria piscia riciclata, sia un un promemoria inequivocabile della sua condizione di astronauta.
Questo perché ciascuno di noi vede se stesso come il protagonista della propria vita e tutti gli altri come comparse. Personaggi più o meno sceneggiati, caratteristi che calcano il palco della nostra esistenza, dicono quel tot di battute e poi se ne escono.
Non è cattiveria, semplicemente dal nostro punto di vista, l'unico vero individuo che sappiamo con assoluta certezza essere reale, siamo noi. Ecco perché quando ci chiedono di provare a pensare cosa vorrebbe un'altra persona, ci è estremamente difficile non pensare a cosa vogliamo noi.
Questo vale anche in amore.
In amore, all'inizio, l'altro è un personaggio. Ben scritto, per carità, a volte idealizzato, ma pur sempre attore non protagonista su cui esercitiamo (o crediamo di esercitare) un certo controllo.
Ecco, in tutte le vere relazioni, succede che prima o poi uno dei due fa qualcosa che spezza questo meccanismo. Lì cominciano i cazzi. E spesso anche l'amore.
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Ecco cos'è, secondo me, l'amore.
L'agghiacciante scoperta che i protagonisti della tua vita sono almeno due.







